Guise

Dehon e Guise 

240 - I lavoratori possono aiutarsi a vicenda attraverso la cooperazione e resistere al capitalismo. Un esempio interessante di questa cooperazione e partecipazione ai benefici è quello del Familistère de Guise. 


Tuttavia, ci sono aspetti molto imperfetti: i suoi alloggi caravanserragli favoriscono l'immoralità; e l'elemento religioso è assolutamente assente, e l’ operaio sarebbe del tutto privo delle virtù cristiane, se venissero brutte giornate per l'industria del ferro che è esplorata a Guise.

Stiamo parlando, ovviamente, in questo paragrafo sulle cooperative di produzione. Per quanto riguarda le cooperative di consumatori, esse non sono un modo particolare di organizzare il lavoro, ma solo, per i lavoratori, un mezzo per ottenere a buon mercato gli oggetti del consumo quotidiano.

(Catéchisme social - Inv. 961.00 B72/13)


233 - Non guardate come una prova pratica del socialismo, il Familistére di Guise. Quello è una semplice società cooperativa di produzione e consumo; non è socialismo comunale, tanto meno socialismo di Stato. È una scelta di lavoratori: ci vogliono tre anni di formazione e ammissione da parte di un comitato per vivere nel familistère. Quindi c'è una selezione. Dato che l'industria della struttura è fiorente, loro sono abbastanza felici. Dovremmo vedere quale sarebbe il risultato con una minima crisi industriale. Per quanto riguarda la moralità, i fondatori, come sappiamo, non hanno dato l'esempio. 

(BX - Manuel social chrétien)

Il Familisterio


Il familisterio di Guise è composto da tre edifici in mattoni rossi aventi un padiglione centrale che, con le sue due ali, assomiglia a un palazzo del Quattrocento. Occupa 6 ettari (fabbrica non compresa) e tutto il complesso, nel 1991, è stato riconosciuto come monumento storico.

Questo "Palazzo sociale", è stato alla fine del XIXº secolo un luogo di residenza e di vita senza equivalenti. È stato costruito a partire dal 1859 da Jean-Baptiste Godin (1817-1888), industriale, fabbricante di stufe di ghisa a carbone, che predicava "il progresso sociale per una migliore industria". 

Godin era ispirato dal socialismo utopico di Charles Fourier e dalle teorie di Saint-Simon. Sosteneva che la prima condizione per il progresso è l’innalzamento del livello intellettuale e morale delle classi più povere, senza nessun riferimento al cristianesimo.

Godin fa in modo che i profitti realizzati siano divisi destinando una parte alle opere filantropiche e l'altra in azioni date agli operai. "Gli operai diventeranno poco a poco dei capitalisti, scrive Padre Dehon, presto la fabbrica gli apparterrà e le antiche azioni saranno tutte scadute…Quale capitalista vorrà mettere a rischio i suoi fondi…se non gli si offre che l’attrattiva di un dividendo assolutamente insignificante…Se gli operai mantengono la pace sociale grazie ai profitti che hanno, non è allora un istituto modello. Manca la vita cristiana". (OSC  1-141) 

Il familisterio, dove furono alloggiati gli operai e le loro famiglie, era in prossimità della fabbrica. Godin offrì ai suoi 2000 operari un confort inconsueto per quell'epoca: acqua corrente, piccole fontane e bagni su ogni piano. Concesse strutture sociali e culturali come magazzini cooperativi, lavatoio, biblioteca, teatro, scuola, nido d’infanzia e anche un giardino ornamentale, un chiosco per la musica e una piscina. Il luogo fa coabitare senza gerarchie sociali le famiglie degli operai, dei quadri e dei dirigenti. All’origine, questo "palazzo sociale" fu sistemato su quattro piani sviluppati intorno ad un cortile centrale con vetrata e circondato da gallerie sulle quali si affacciano le porte di 500 appartamenti.

Questa vita autogestita prosegue anche dopo la morte di Godin. Soltanto nel 1968 la “Associazione cooperativa del capitale e del lavoro Godin” che gestiva tutto scompare. Nel 1981 la Cooperativa viene riacquistata da alcuni investitori che non tengono conto dell’unità dei luoghi. Nel 2000, felicemente, il "Sindacato misto della Cooperativa Godin" viene creato, si assume la gestione dei luoghi e intraprende la loro riabilitazione che terminerà nel 2015. L’appartamento di Godin, al primo piano, nell’ala destra del Palazzo sociale, dopo alcuni lavori diventerà un museo.

Oggi, quasi 300 famiglie abitano nel Familisterio, la fabbrica Godin è ancora attiva e impiega circa 200 persone.